Il compenso nel lavoro accessorio

Il pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio avviene attraverso il meccanismo dei buoni (c.d. voucher) emessi dall’INPS ed il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del Lavoro e periodicamente aggiornato tenendo conto delle “risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali ”(art. 72, co. 1, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, come sostituito dall’art. 1, co. 32, lett. b), L. 28 giugno 2012, n. 92 [1]).
In base all’art. 72, co. 1, D.Lgs. n. 276/2003, i carnet dei buoni di lavoro accessorio sono orari, numerati progressivamente e datati. Tale previsione permette di verificare, tramite l’indicazione della data, se i voucher sono utilizzati in relazione al periodo evidenziato. “A tal proposito, considerata la natura preventiva della comunicazione sull’utilizzo del lavoro accessorio, al fine di consentire la massima flessibilità sia del voucher telematico, sia di quello cartaceo, il riferimento alla “data” non può che implicare che la stessa vada intesa come un “arco temporale” di utilizzo del voucher non superiore ai 30 giorni decorrenti dal suo acquisto. (Così, Min. Lav., Circ. 18 gennaio 2013, n. 4). Il Ministero del Lavoro, tuttavia, rilevando che l’utilizzo del voucher  entro i 30 giorni dall’ acquisto, richiede una modifica delle procedure telematiche di rilascio degli stessi da parte dell’Inps, ha affermato che “nelle more della definizione delle procedure in questione, si ritiene che possano trovare ancora applicazione le previgenti indicazioni che non limitano temporalmente l’utilizzabilità dei voucher acquistati…”. (Lettera circ. 18 febbraio 2013, n. 3439).
Il valore nominale del buono è fissato con decreto del Ministero del Lavoro (“tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali”). Come rileva lo stesso Ministero, il legislatore “vuole evitare che un solo voucher possa essere utilizzato per remunerare prestazioni di diverse ore”. “E’ sempre salva la possibilità di remunerare una prestazione lavorativa in misura superiore rispetto a quella prevista … corrispondendo, ad esempio, per un’ora di lavoro anche più voucher [2].  Attualmente (D.M. 30 settembre 2005), il valore nominale del buono è di 10 €, comprensivo della contribuzione (pari al 13%) a favore della gestione separata INPS, di quella a favore dell’INAIL per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (pari al 7%) e di un compenso al concessionario (INPS) per la gestione del servizio (pari al 5%). Per il lavoratore, corrispettivo netto della prestazione è, pertanto, pari a 7,50 €.
Caratteristiche del compenso. Il compenso è liberamente determinato dalle parti nel limite di 5.000 € annui netti (pari a 6.666 € lordi), con riferimento all’intero anno solare ed alla totalità dei committenti (di cui massimo 2.000 € netti – pari a 2.666 € lordi – erogabili da imprenditori commerciali e professionisti) [3] e presenta le seguenti caratteristiche: -
- non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio ed è esente da qualsiasi imposizione fiscale (art. 72, co. 3, D.Lgs. n. 276/2003). [4], né fa perdere il diritto ad altre formule di sostegno al reddito [5];
- è considerato computabile ai fini della determinazione del redditonecessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno (art. 70, co. 4 [6], come sostituito dall’art. 1,  co. 32, L. n. 92/2012) [7].
Erogazione del compenso. Una volta eseguita la prestazione, il committente retribuisce il prestatore con un numero di buoni del valore corrispondente all’importo della prestazione concordato dalle parti (INAIL Nota 9 settembre 2010 n. 6464). Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presentando, per la riscossione, i relativi buoni presso gli Uffici Postali o le tabaccherie convenzionate con l’INPS (art. 72, co. 5, D.Lgs. n. 276/2003) [8].
Adempimenti dell’INPS. L’INPS, nella sua qualità di concessionario del servizio, provvede:
- al versamento dei contributi INPS e INAIL;
- a trattenere l’importo autorizzato dal Ministero del Lavoro, a titolo di rimborso spese per il servizio reso (art. 72, co. 4, D.Lgs. n. 276/2003).
È prevista una rideterminazione in aumento (da effettuare con decreto ministeriale) della percentuale del valore del buono destinata a contribuzione previdenziale in funzione dell’incremento delle aliquote contributive per gli iscritti alla Gestione separata INPS (art. 72, co. 4, D.Lgs. n. 276/2003, introdotto dall’art. 1, co. 32, lett. c), L. n. 98/2012).
Disciplina transitoria. Restano utilizzabili fino al 31 maggio 2013 i buoni per prestazioni di lavoro accessorio già richiesti prima della entrata in vigore della L. n. 98/2012  (art. 1, co. 33). In sostanza, secondo il Ministero del Lavoro (Circ. n.4/2013) “i buoni già acquistati prima del 18 luglio 2012 potranno essere spesi entro il 31 maggio 2013 rispettando la precedente disciplina anche e soprattutto in relazione al campo di applicazione del lavoro accessorio.  Ne consegue che tali buoni non saranno conteggiati ai fini del raggiungimento dei predetti limiti di € 5.000 e € 2.000 e rispetto ad essi non sussiste alcun vincolo di parametrazione oraria” (Min. Lav Circ. n.4/2013; Lettera circ. 18 febbraio 2013, n. 3439; INPS Circ. n. 49/2013).

Maria Novella Bettini – prof. ord. di Diritto del lavoro – Università del Molise

 



[1] Secondo l’art. 72, D.Lgs. n. 276/2003 (art. sostituito dall’art. 17 D.Lgs. 6 ottobre 2004, n. 251) : “1. Per ricorrere a prestazioni di lavoro accessorio, i beneficiari acquistano presso le rivendite autorizzate uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi entro trenta giorni e periodicamente aggiornato, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali (Per il termine di adozione del decreto previsto dal presente co., v. l’art. 17 D.Lgs. n. 251/2004 e, in attuazione di quanto disposto, il D.M. 30 settembre 2005. Il co. 1 è stato mod. dall’art. 1, co. 32, lett. b), della L. 28 giugno 2012, n. 92. A norma del co. 33 del medesimo art. 1, resta fermo l’utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, di cui al presente art., già richiesti alla data di entrata in vigore della suddetta L. n. 92 del 2012 e comunque non oltre il 31 maggio 2013). 2. Tale valore nominale è stabilito tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le attività lavorative affini a quelle di cui all’articolo 70, comma 1, nonché del costo di gestione del servizio. 3. Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario, di cui al comma 5, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Tale compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio. 4. Fermo restando quanto disposto dal comma 4-bis, il concessionario provvede al pagamento delle spettanze alla persona che presenta i buoni, registrandone i dati anagrafici e il codice fiscale, effettua il versamento per suo conto dei contributi per fini previdenziali all’INPS, alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in misura pari al 13 per cento del valore nominale del buono, e per fini assicurativi contro gli infortuni all’INAIL, in misura pari al 7 per cento del valore nominale del buono, e trattiene l’importo autorizzato dal decreto di cui al comma 1, a titolo di rimborso spese. La percentuale relativa al versamento dei contributi previdenziali e’ rideterminata con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in funzione degli incrementi delle aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS (co. sostituito dall’art. 1 bis del D.L. 14 marzo 2005, n. 35., convertito, con modificazioni, dalla L. 14 maggio 2005, n. 80 e successivamente mod. dall’art. 1, co. 32, lett. c), della L. n. 92/2012. A norma del co. 33 del medesimo art. 1, resta fermo l’utilizzo, secondo la previgente disciplina, dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, di cui al presente art., già richiesti alla data di entrata in vigore della suddetta L. n. 92 del 2012 e comunque non oltre il 31 maggio 2013). 4-bis. Con riferimento all’impresa familiare di cui all’articolo 70, comma 1, lettera g), trova applicazione la normale disciplina contributiva e assicurativa del lavoro subordinato (co. aggiunto dall’art. 1 bis del D.L. n. 35/2005., convertito, con modificazioni, dalla L. n. 80/2005 e successivamente mod. dall’art. 22, co. 2, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, come mod. dalla L. 6 agosto 2008, n. 133). 5. Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali individua con proprio decreto il concessionario del servizio e regolamenta i criteri e le modalità per il versamento dei contributi di cui al comma 4 e delle relative coperture assicurative e previdenziali. In attesa del decreto ministeriale i concessionari del servizio sono individuati nell’I.N.P.S. e nelle agenzie per il lavoro di cui agli articoli 4, comma 1, lettere a) e c) e 6, commi 1, 2 e 3 del presente decreto” (co. modificato dall’art. 1 bis del D.L. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 80/2005 e successivamente sostituito dall’art. 22, co. 2, del D.L. n. 112/2008, come mod. dalla L. 6 agosto 2008, n. 133/2008).

[2] “Una diversa interpretazione, infatti, renderebbe assai difficile e oltremodo oneroso per il committente formalizzare preventivamente le singole giornate e la quantità di voucher da attribuire ad ogni lavoratore, in particolare in alcuni settori ove la effettuazione e la quantificazione della prestazione è condizionata da fattori esterni, anche di carattere climatico, di difficile prevedibilità”. Così, Min. Lav. Circ. n. 4/2013.

[3] È esclusa la possibilità di ricondurre il buono ad una retribuzione minima oraria.

[4] Ai sensi dell’art. 72, co. 3, D.Lgs. n. 276/2003, “Il prestatore di lavoro accessorio percepisce il proprio compenso presso il concessionario, di cui al comma 5, all’atto della restituzione dei buoni ricevuti dal beneficiario della prestazione di lavoro accessorio. Tale compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio”.

[5] “L’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio”.  Secondo l’ art. 70, co. 1, D.Lgs. n. 276/2003, per il 2013, “prestazioni di lavoro accessorio possono essere … rese, in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, fermo restando quanto previsto dal comma 3 e nel limite massimo di 3.000 euro di corrispettivo per anno solare, da percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito”.

[6] In base a tale disposizione: “I compensi percepiti dal lavoratore secondo le modalità di cui all’articolo 72 sono computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno”.

[7] Al riguardo, il Ministero del Lavoro (Circ. n. 4/2013) ha precisato che, ex art. 26, co. 3, D.Lgs. n. 286/1998: “il lavoratore non appartenente all’Unione europea deve comunque dimostrare di disporre di idonea sistemazione alloggiativa e di un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria”. Inoltre, ai sensi dell’art. 13 del D.P.R. n. 394/1999 (come modificato dal D.P.R. n. 334/2004) “ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno (…) la documentazione attestante la disponibilità di un reddito da lavoro o da altra fonte lecita, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi a carico può essere accertata d’ufficio sulla base di una dichiarazione temporaneamente sostitutiva resa dall’interessato con la richiesta di rinnovo”. Si segnala che, in genere, nel caso di straniero senza familiari, non viene considerato possibile un rinnovo con una busta paga inferiore all’importo del minimo dell’assegno sociale (nel 2013, pari a 442,30 € mensili e 5.749,90 € annui). (v. anche TAR Piemonte, Sez. II,  29 dicembre 2004, n. 3834,  secondo cui “è legittimo il provvedimento di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo se il cittadino extracomunitario è attualmente sprovvisto di un reddito di importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria”).

[8] Il committente può chiedere all’INPS il rimborso degli importi versati per l’acquisto dei voucher non utilizzati o utilizzati solo in parte (INPS, Msg. 4 maggio 2010, n. 12082 e Msg. 11 maggio 2011, n. 10500). In caso di furto o smarrimento dei voucher, è necessario darne comunicazione all’INPS, consegnando copia della denuncia alle autorità competenti (INPS,  Msg. n. 12082/2010).

 

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