Tutela dei crediti di lavoro nella procedura fallimentare

Nel nostro ordinamento, la sentenza dichiarativa di fallimento[1] produce la disgregazione del complesso aziendale, che legittima il prestatore di lavoro insoddisfatto a presentare la domanda di ammissione al passivo, nelle forme e nei termini previsti dall’art. 93 della legge fallimentare (R.D. 16 marzo 1942, n. 267, e successive modifiche ed integrazioni)[2].
La ratio sottesa alla procedura in oggetto risiede nell’esigenza di dare attuazione alla regola del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito (c.d. principio della parità di trattamento: art. 52, co. 1, L.F.[3]), garantito dal generale divieto di azioni esecutive e cautelari individuali, previsto dall’art. 51 della legge fallimentare[4].
L’accertamento del passivo costituisce la fase centrale e più delicata della procedura fallimentare, in quanto essa è diretta ad accertare quali creditori hanno diritto di partecipare alle ripartizioni dell’attivo, l’ammontare dei loro crediti e le eventuali cause di prelazione.
Con particolare riferimento ai crediti di lavoro spettanti ai lavoratori subordinati, il legislatore ha attuato una peculiare disciplina al fine di offrire ampia tutela a tale categoria di creditori attraverso il riconoscimento di specifiche cause di prelazione.
In particolare, si è previsto che i crediti relativi alle retribuzioni dovute, sotto qualsiasi forma, ai prestatori di lavoro subordinato sono assistiti da un privilegio generale sui beni mobili del datore di lavoro, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2751-bis, n. 1, cod.civ.
Tale privilegio riguarda non solo la retribuzione, ma anche tutte le indennità dovute per effetto della cessazione del rapporto di lavoro (ivi incluso il T.F.R.[5]), nonché il credito del lavoratore per i danni conseguenti alla mancata corresponsione, da parte del datore di lavoro, dei contributi previdenziali ed assicurativi obbligatori, nonché il credito per il risarcimento del danno subìto per effetto di un licenziamento nullo, annullabile o inefficace[6].
Il curatore fallimentare, tenuto ad accertare la sussistenza del privilegio, deve, in primis, verificare l’effettività del rapporto di subordinazione, quale vincolo di dipendenza gerarchica e disciplinare del prestatore nei confronti del datore di lavoro: requisito che potrebbe difettare per alcuni soggetti, come, ad esempio, nel caso di soci o amministratori di società. E, successivamente, deve verificare la correttezza degli importi richiesti, sulla base di quanto documentato nelle buste paga, che il creditore avrà cura di produrre ed allegare al ricorso.
Il credito deve essere ammesso al lordo delle ritenute fiscali ed al netto di quelle previdenziali, spettando all’INPS la legittimazione a richiedere l’ammissione al passivo del credito previdenziale.
Il credito così determinato è soggetto a rivalutazione monetaria, da calcolare in base agli indici dei prezzi determinato dall’ISTAT e da conteggiare fino alla data in cui lo stato passivo diventa definitivamente esecutivo.
Per espressa previsione di legge (art. 54, co. 3, primo periodo, L.F.[7]), il privilegio accordato ai crediti del prestatore di lavoro subordinato (art. 2751-bis, n. 1, cod.civ.) si estende anche agli interessi maturati nell’anno in corso alla data di dichiarazione del fallimento nonché nell’anno precedente (art. 2749 cod.civ.). Viceversa, gli interessi maturati successivamente alla dichiarazione del fallimento (c.d. interessi post fallimentari) sono collocati in privilegio nei limiti della misura legale “fino alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto, anche se parzialmente” (art. 54, co. 3, secondo periodo, L.F.[8]).
Pertanto, la data finale di computo degli interessi è spostata “in avanti”, in considerazione del fatto che fra il realizzo del bene e la distribuzione del prezzo può intercorrere anche un notevole lasso temporale. In tal modo, gli interessi decorreranno fino alla data dell’effettivo pagamento.
Gli interessi e la rivalutazione monetaria che non vengano espressamente richiesti nella domanda di insinuazione al passivo non possono essere calcolati e pagati autonomamente dal fallimento in sede di riparto, né possono essere richiesti con domanda tardiva di insinuazione.
A seguito della proposizione della domanda di insinuazione del credito di lavoro, il curatore fallimentare può:

  • ammettere il credito nel passivo;
  • sollevare contestazioni in merito al credito;
  • proporre l’esclusione del credito.

In caso di contestazione, la controversia è decisa dal Giudice Fallimentare, organo competente a dirimere le questioni che sorgono in tale fase. Viceversa, nel caso di esclusione del credito, il lavoratore può proporre opposizione allo stato passivo da decidere nell’ambito di un giudizio a cognizione piena.
Anche i crediti da lavoro autonomo, maturati negli ultimi due anni di prestazione, godono di un privilegio generale di natura mobiliare (art. 2751-bis, n. 2, cod.civ.). Sono compresi in tale categoria i professionisti ed i prestatori d’opera, nonché tutte le attività riconducibili al tipo contrattuale delineato dall’art. 2222 cod.civ. Il curatore, appurato che il creditore rientri nella predetta categoria, è tenuto ad individuare ed applicare il limite temporale del privilegio che, per opinione pacifica, è invocabile per tutti i crediti inerenti all’ultimo biennio dell’attività professionale, ancorché anteriori al biennio precedente l’apertura della procedura concorsuale.
Una questione di notevole rilievo pratico attiene all’operatività del privilegio generale mobiliare previsto per i crediti di lavoro dall’art. 2751-bis cod.civ.
La norma di riferimento è l’art. 2777 cod.civ. che, in relazione all’ordine dei privilegi, colloca i crediti garantiti dal privilegio de quo subito dopo le “spese di giustizia” e i “crediti garantiti da pegno”. Inoltre, l’ultimo comma della citata disposizione richiama ulteriormente l’art. 2751-bis cod.civ., disponendo che i privilegi che altre leggi speciali collocano come preferiti ad ogni altro credito devono collocarsi sempre dopo le “spese di giustizia” e “i crediti di cui all’art.2751-bis cod.civ.”.
Ne consegue che il legislatore vuole garantire il diritto del prestatore alla retribuzione, laddove è in atto una procedura fallimentare, con un titolo di preferenza e prevalenza rispetto ai crediti degli altri soggetti ammessi al passivo (es. clienti e fornitori del datore di lavoro).
Ulteriore tutela per i crediti di lavoro è sancita dall’art. 2776 cod.civ.[9], che prevede la c.d. collocazione sussidiaria sugli immobili, a norma del quale i crediti del prestatore di lavoro sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui beni mobili del datore di lavoro, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai creditori chirografari.
Con riferimento alla c.d. “collocazione sussidiaria” dei crediti di lavoro, va precisato che:

  • i crediti di lavoro vengono soddisfatti sempre dopo i creditori ipotecari e gli altri creditori titolari di privilegi immobiliari che hanno, dunque, un titolo di preferenza rispetto ai prestatori di lavoro;
  • nell’ordine dei privilegi, i crediti per il TFR e per l’indennità di mancato preavviso sono sempre soddisfatti con preferenza rispetto a tutti gli altri crediti di lavoro dipendente, nonché rispetto ai crediti spettanti agli Istituti previdenziali per il versamento dei contributi di previdenza e di assistenza.

 Avv. Enrica Sirizzotti


[1] Sul fallimento, cfr., in generale, BETTAZZI (a cura di),Codice delle leggi speciali. Formulario del Curatore,  Milano, 2009, 157 ss.; CAMPOBASSO, Diritto Commerciale, vol. 3, Torino, 2010, 333 ss.

[2] Art. 93 L.F. (Domanda di ammissione al passivo). [La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del tribunale almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo. Il ricorso può essere sottoscritto anche personalmente dalla parte e può essere spedito, anche in forma telematica o con altri mezzi di trasmissione purché sia possibile fornire la prova della ricezione. Il ricorso contiene:1) l’indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità del creditore; 2) la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione;3) la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la ragione della domanda;4) l’eventuale indicazione di un titolo di prelazione, anche in relazione alla graduazione del credito, nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale;5) l’indicazione del numero di telefax, l’indirizzo di posta elettronica o l’elezione di domicilio in un comune nel circondario ove ha sede il tribunale, ai fini della successive comunicazioni. È facoltà del creditore indicare, quale modalità di notificazione e di comunicazione, la trasmissione per posta elettronica o per telefax ed è onere dello stesso comunicare al curatore ogni variazione del domicilio o delle predette modalità. Il ricorso è inammissibile se è omesso o assolutamente incerto uno dei requisiti di cui ai numeri 1, 2 o 3 del precedente comma. Se è omesso o assolutamente incerto il requisito di cui al n. 4, il credito è considerato chirografario. Se è omessa l’indicazione di cui al n. 5, tutte le comunicazioni successive a quella con la quale il curatore dà notizia della esecutività dello stato passivo, si effettuano presso la cancelleria. Al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi del diritto del creditore ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o rivendica il bene. I documenti non presentati con la domanda devono essere depositati, a pena di decadenza, almeno quindici giorni prima dell'udienza fissata per l’esame dello stato passivo.  Con la domanda di restituzione o rivendicazione, il terzo può chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda. Il ricorso può essere presentato dal rappresentante comune degli obbligazionisti ai sensi dell’articolo 2418, secondo comma, del codice civile, anche per singoli gruppi di creditori. Il giudice ad istanza della parte può disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al portatore o all'ordine presentati e li restituisca con l'annotazione dell'avvenuta domanda di ammissione al passivo].

[3] Art. 52, co. 1, L.F. (Concorso dei creditori). [Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito].

[4] Art. 51, L.F. (Divieto di azioni esecutive e cautelari individuali). [Salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento].

[5] Con circolare n. 53 del 7 marzo 2007, l’INPS ha fornito un quadro riassuntivo aggiornato delle disposizioni in materia di “intervento del fondo di garanzia istituito per la liquidazione del T.F.R. e dei crediti di lavoro diversi dal TFR in caso di insolvenza del datore di lavoro.

[6] Il privilegio generale mobiliare di cui all’art.2751-bis, n. 1, c.c. riguarda, a titolo esemplificativo, la retribuzione base (c.d. minimo salariale); il T.F.R., l’indennità per ferie non godute; gli scatti di anzianità; la gratifica natalizia; i premi di produzione; il compenso per il lavoro straordinario e notturno; le indennità per infortunio, gravidanza e puerperio; l’indennità di mancato preavviso; gli importi dovuti a titolo di risarcimento del danno da demansionamento; gli incentivi di esodo e/o altre indennità o somme dovute in base a convenzione di allontanamento dal lavoro. Il privilegio non è invece riconosciuto per i seguenti emolumenti: indennità per le spese sostenute a causa del lavoro (es. indennità di trasferta e di trasferimento); compensi erogati per spirito di liberalità ed una tantum; corrispettivo pattuito per il patto di non concorrenza; altri rimborsi spese ed indennità non connesse al rapporto di lavoro.

[7] Art. 54, co. 3, primo periodo, L.F. [L’estensione del diritto di prelazione agli interessi è regolata dagli articoli 2749, 2788 e 2855, commi secondo e terzo, del codice civile, intendendosi equiparata la dichiarazione di fallimento all’atto di pignoramento.

[8] Art. 54, co. 3, secondo periodo, L.F. [Per i crediti assistiti da privilegio generale, il decorso degli interessi cessa alla data del deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto anche se parzialmente].

[9] Art. 2776 c.c. (Collocazione sussidiaria sugli immobili) [I crediti relativi al trattamento di fine rapporto nonché all'indennità di cui all'art. 2118 sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti chirografari. I crediti indicati dagli artt. 2751 e 2751 bis, ad eccezione di quelli indicati al precedente comma, ed i crediti per contributi dovuti a istituti, enti o fondi speciali, compresi quelli sostitutivi o integrativi, che gestiscono forme di assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, di cui all'art. 2753, sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti chirografari, ma dopo i crediti indicati al primo comma. I crediti dello Stato indicati dal 3° comma dell'art. 2752 sono collocati sussidiariamente, in caso di infruttuosa esecuzione sui mobili, sul prezzo degli immobili, con preferenza rispetto ai crediti chirografari, ma dopo i crediti indicati al comma precedente].

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